I CRACKERS MAGICI DELLA RAPA

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Dopo il pane magico e la pizza magica non potevano che esserci i crackers magici!
Questa ricetta nasce dalla necessità di creare un’alternativa al pane per due mie clienti, una bimba adorabile e la mia mamma. Entrambe, per motivi differenti, è meglio che evitino il consumo di cereali, anche integrali per un periodo. 

E così, in quattro e quattrotto, venerdì scorso, a casa della mamma, ho tritato dei semi di lino e delle mandorle, ho aggiunto un po’ d’acqua, un bel pizzico di sale, ho mischiato tutto in una ciotola, coperto con la pellicola e messo in frigo. Dopo un pomeriggio al mare -a Genova venerdì scorso era festa!-, rientrata a casa, ho notato che la “pastella” era diventata solida, perfetta per essere stesa con un mattarello tra due fogli di carta da forno. Ho poi messo l’impasto steso in una teglia ed infornato per 12 minuti.
Avevano un bell’aspetto, ma mai e poi mai avrei pensato potessero essere così buoni! Non riuscivo più a smettere di mangiarli mentre li tagliavo e avevo già cenato! Se anche mia mamma che è una rompi balle senza eguali ha detto che sono buoni, sono sicura non deluderanno nessuno!

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Perché a volte i cereali e i legumi ci fanno sentire gonfi?
Ci sono persone che si sentono gonfie come dei palloni dopo aver mangiato cereali integrali e legumi e questo non è poi così strano se nel loro intestino c’è un super mega party di batteri “cattivi”.
Come ben sapete, il nostro intestino è popolato da batteri buoni e batteri, chiamiamoli “cattivi”, ma finché i batteri buoni sono più numerosi e tengono a bada quelli cattivi, tutto procede bene. Il problema si presenta però quando questo equilibrio viene minato dopo un ciclo di antibiotici, un’influenza intestinale un po‘ troppo forte o semplicemente bevendo tutti giorni acqua del rubinetto (contiene cloro e il cloro viene messo per ammazzare i batteri, non c’è quindi da stupirsi che ammazzi anche quelli presenti nel vostro intestino!). Se i batteri cattivi prendono il sopravvento, siamo fregati! Questi iniziano a produrre tossine che infiammano le pareti intestinali, e non permettono ai batteri buoni di produrre tutte quelle vitamine che nutrono le cellule dell’intestino e così queste si atrofizzano. Per proteggersi da tutte le tossine, le cellule dell’intestino iniziano a produrre muco che riveste le pareti intestinali. Il muco funge da schermo per evitare che le tossine irritino maggiormente la mucosa, ma, allo stesso tempo, impedisce ai nutrienti di essere assorbiti (il cibo digerito e quindi scomposto in particelle facili da assorbire, passando nell’intestino dovrebbe essere assorbito dall’intestino). I villi intestinali producono anche un enzima chiamato disaccaridase che ha il compito di scomporre i disaccaridi * (carboidrati semplici composti da due molecole: es. lattosio = glucosio + galattosio, maltosio = glucosio + glucosio, saccarosio = glucosio + fruttosio) in monosaccaridi che possono poi essere assorbiti dall’intestino. Se però le pareti intestinali sono rivestite da muco, questi enzimi non riescono a raggiungere il cibo e così i disaccaridi non vengono digeriti. E quindi? Vengono “mangiati” dai batteri intestinali, soprattutto quelli cattivi, ed iniziano a fermentare, produrre gas e tossine che devono essere disintossicate dal fegato.
Quindi se non digerite bene e se vi sentite gonfi dopo aver mangiato cereali integrali e legumi, eliminateli, sistemate il vostro intestino e poi introduceteli nuovamente. Sono alimenti troppo importanti per essere eliminati per sempre dalla vostra dieta!
(*) I disaccaridi si trovano nei cereali integrali e non, nei legumi, nello zucchero e i prodotti che lo contengono, ma anche nei latticini che contengono lattosio.


 I CRACKERS MAGICI

Ingredienti per 10-12 crackers (equivalenti ad una teglia tonda di 30 cm di diametro):
3 cucchiai di semi di lino
3 cucchiai di mandorle con la pelle NON tostate
9 cucchiai di acqua filtrata (senza cloro)
1 bel pizzicone di sale (o meno se li preferite poco salati)

Procedimento:
Tritate i semi di lino e metteteli in una ciotola. Tritate le mandorle e aggiungetele ai semi di lino. (Se avete un frullatore capiente potete metterle mandorle e semi di lino insieme!). Aggiungete l’acqua e il sale. Mescolate, coprite con la pellicola trasparente e riponete in frigo per almeno 2 ore.
Accendete il forno a 200°C (statico).
Tirate fuori dal frigo l’impasto, rovesciatelo su un foglio di carta da forno e copritelo con un altro foglio. Stendetelo con un mattarello fino ad uno spessore di 2 mm.
Togliete lo strato superiore di carta da forno e infornate per 10 minuti. Se la avete, impostate il forno sulla modalità ventilato e fate cuocere per altri 2-3 minuti oppure per 3-4 minuti lasciandolo statico. Togliete dal forno, ribaltate il “carcker” su una gratella, togliete la carta da forno e fate raffreddare. Tagliate a rettangoli o come preferite!

Note:
– Non preoccupatevi della forma iniziale in cui stendete l’impasto, tanto poi taglierete i crackers quando saranno cotti.
– Potete “cuocere” questi crackers nell’essiccatore: metteteli a 42°C per 4 ore, girateli togliendo la carta da forno e fateli essiccare per altre 4 ore.

TORTINE RAW CON CREMA DI AVOCADO AL LIMONE

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Buongiorno e buon lunedì a tutti!
La Rapa è tornata!
Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca per troppo tempo con queste deliziose tortine con crema di avocado rigorosamente raw.
Sono super semplici da fare ed il risultato è assicurato! Se non siete dei grandi amanti dell’avocado, lo diventerete appena darete il primo morso a queste bontà!
La base è fatta semplicemente con mandorle (io uso quelle super della Valdibella), cocco grattugiato e datteri.
Se potete usare mandorle attivate, ovvero messe in ammollo per almeno 12 ore in acqua tiepida con un pochino di sale (per la dose di queste tortine basta un quarto di cucchiaino). In questo modo gli inibitori degli enzimi presenti nelle mandorle verranno disattivati e digerirete meglio le mandorle stesse e ciò che vi mangerete assieme.
Se volete una versione “nut-free” (senza frutta a guscio), sostituite le mandorle con la stessa quantità di semi di girasole.
Per la crema servono solo un avocado maturo, un bel limone biologico, dell’olio di cocco (se non lo avete non dannatevi ed omettetelo, anche se rende la crema un po’ più densa una volta messa in frigo e da un ottimo retrogusto di cocco) e il vostro dolcificante preferito. In questa ricetta trovo che il miele di acacia (bio e crudo) sia “la morte sua”, ma potete sostituirlo con dello sciroppo d’acero o dello sciroppo d’agave che deve però essere rigorosamente crudo e scuro (come quello di Cibo Crudo) e non chiaro come quello che si trova ormai in tutti i negozi, anche biologici. Questo perché quello scuro ha un contenuto di fruttosio minore rispetto a quello chiaro, super raffinato. Se vi piace la stevia -io sto cercando di imparare a farmela piacere! Prima o poi ci riuscirò!-, usate quella! Oppure uno o due datteri!

Ricordatevi che nostro corpo preferisce un dattero o la stevia piuttosto che dei dolcificanti liquidi. Questi ultimi vengono privati di una parte importantissima: le fibre.
Quindi se per queste tortine usate un cucchiaio di miele o altro dolcificante liquido non è certo un problema, ma se siete dei golosoni, cercate di prepararvi più dolcini possibili usando datteri, altra frutta disidratata o la stevia.

Presto arriveranno la ricetta del crème caramel e del brownie crudisti. Stay tuned!

Se volete qualche idea in più per ricette crudiste, non potete perdevi Crudo Style, la rivista italiana di “raw food”. È questo mese…ci sono anche io!!!

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L’avocado. Un dono della natura.
L’avocado, oltre ad essere uno dei cibi più buoni al mondo, è ricco di grassi mono-insaturi che sono l’ideale per rigenerare le nutrire la pelle, come dicono gli inglesi, from the inside out -da dentro a furi-, prevenendo così la formazione delle rughe. La composizione dell’olio di avocado è molto simile a quella della dell’olio presente naturalmente nella nostra pelle. I grassi presenti nell’avocado aiutano inoltre a lubrificare il tratto digerente e a facilitare l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A, E, D).

Questo frutto delizioso è anche ricco di vitamine A, C ed E.

Un avocado contiene circa 4 g di proteine. Per il suo alto contenuto di fibre, proteine e grassi è ottimo per chi ha problemi di ipoglicemia: grassi, proteine e fibre rallentano il rilascio dello zucchero nel sangue facendo si che la glicemia (zucchero nel sangue) rimanga costante, evitando picchi positivi e negativi.

Gli avocado non sono certo frutti poco calorici, ma sono talmente densi di nutrienti che non devono assolutamente essere esclusi dalla dieta. Metà o uno al giorno, in base alla vostra attività fisica, sono la “dose” consigliata.

Potete comprare avocado non maturi e metterli in un sacchetto di carta con una banana o una mela. Queste ultime sprigionano etilene, un ormone vegetale gassoso che stimola la maturazione. Quando saranno morbidi alla pressione delle dita, saranno pronti. Potete poi conservarli in frigo –una volta maturi- per tre, quattro giorni (il freddo blocca la maturazione).

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TORTINE CON CREMA DI AVOCADO AL LIMONE
(per 6 tortine della dimensione di un muffin)

Ingredienti:
Per la base:
½ mug (90 gr) di frutta a guscio (messa in ammollo per 12 ore se possibile)
3 cucchiai di cocco grattugiato
4-5 datteri
1 pizzico di sale marino integrale
Per il ripieno:
2 avocado maturi privati del nocciolo
3 cucchiai di miele crudo (sostituibile con sciroppo d’acero, o stevia)
1 cucchiaio di olio di cocco
6 cucchiai di succo di limone
scorza di un limone
1 pizzico di sale

Preparazione:
Preparate la base: riducete la frutta a guscio in farina, aggiungete il cocco e il sale frullate nuovamente. In ultimo aggiungete i datteri.
Rivestite una teglia da muffin con la pellicola trasparente e distribuite il composto nei buchi in modo da formare delle basi come se steste facendo le tortine di frolla con la crema pasticcera.
Mettete la teglia in freezer, mentre preparate la mousse.
Preparate la mousse: mettete tutti gli ingredienti in un robot da cucina. Assaggiate e se necessario aggiungete extra miele o succo di limone.
Con un cucchiaio, distribuite la crema nelle tortine. Mettete in frigo per altre due ore.

BACK IN THE RAW: PAPPARDELLE DI CAROTE

EmanuelaCaorsi-pappardelle-caroteIn questo ultimo mese sono cambiate parecchie cose. Ecco perché non ho più aggiornato la mia adorata Rapetta. Sono cambiate tante cose in me e dentro di me. Sono finalmente tornata al mio primo vero amore: il raw food. Il mio corpo me lo ha chiesto a gran voce e io mi sono semplicemente limitata ad assecondarlo.

Ho passato un inverno a mangiare cereali, legumi e verdure prevalentemente cotte. Avevo sentito anche il bisogno di introdurre qualche uovo e mi ero sforzata di magiare anche un po’ di formaggio e burro. Poi ho provato con il pesce. Una catastrofe. Avevo il volta stomaco.

Ho provato a mangiare nuovamente proteine animali perché ho imparato a conoscerne l’importanza durante i miei studi. So quanto sia importante la lecitina contenuta nel tuorlo d’uovo per il sistema nervoso e per le nostre cellule; so quanto una proteina completa (l’albume) sia importante per una persona che mangia quasi sempre vegan; riconosco quanto sia indispensabile la B12 e ho preferito assumerla con il cibo piuttosto che in pastiglie; so che il DHA (acido docosaesanoico), un acido grasso a catena lunga della famiglia degli omega 3, è indispensabile per le cellule del nostro cervello e che mangiare semi di lino in abbondanza non basta. Ho imparato tutte queste cose ed è per questo che ho cercato di reintrodurre prodotti di origine animale nella mia dieta.

Sono però arrivata, per la seconda volta nella mia vita, ad un punto in cui proprio non ce la facevo più e così, eccomi qui, di nuovo “tutta cruda”.

Con questo non voglio dire che la dieta crudista sia perfetta per tutti e in ogni momento della vita, ma in questo momento per me è ciò che mi fa sentire bene e felice.

La cosa fondamentale è non attaccarsi morbosamente ad una dieta, credendo che sia la dieta perfetta e infallibile. Magari lo è per un periodo, ma non per sempre. Le stagioni della vita cambiano, dobbiamo solo essere sempre preparati ed attenti ad ascoltare il nostro corpo, ed essere pronti a cambiare. Tra qualche mese sentirò il bisogno di mangiare qualche cosa di cotto, ne sono certa, e si, seguirò quell’istinto. E se sentirò il bisogno di mangiare un uovo, lo mangerò, senza sentirmi in colpa perché non è vegan o non è crudo.


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LUI SA ESATTAMENTE QUALI SIANO I PASSI VERSO LA SALUTE E LA SERENITA’.

Da Rapa Cruda, ormai a tutti gli effetti, non posso che proporvi una ricettina semplicissima e ovviamente raw: pappardelle di carote con crema di anacardi ai capperi.

Ho assaggiato questa combinazione in un posto bellissimo a Genova, In-Fusion, che è sia uno studio di yoga che un café/ristorante. Le due chefs Federica e Gabriela, sperimentano e si divertono in cucina e riescono sempre a creare piatti deliziosi, come questo.
Io lo ho fatto a modo mio, ma il risultato era molto simile. Ho poi aggiunto qualche noce di macadamia tagliata al coltello per dare ulteriore croccantezza e dolcezza, e qualche cappero.
Un piatto delizioso, delicato, ma allo stesso tempo, di carattere. Da provare!

Nella foto vedrete che ci sono anche le carote viola. Bellissime! Le ho comprate ad un “farmers market” durante il mio recente viaggio ad Amsterdam. Non sono propriamente a km 0, ma sono troppo belle!

Prima della ricetta vi ricordo che Sabato 7 Maggio farò un corso base di Cucina Crudista a Genova (qui trovate l’evento Facebook. Per info e prenotazioni scrivetemi a lacucinadellarapa@gmail.com) e il 15 Maggio un workshop di Cucina Crudista (dal salato al dolce, con dimostrazione ricette e possibilità per voi di preparare tutti i piatti. Pranzo e merenda tutti insieme) nel bellissimo contesto di A Cozy Place a Bobbio in provincia di Piacenza (in questo post trovate i dettagli del corso. Lo abbiamo posticipato, quindi la data corretta è 15 Maggio!). Scrivetemi a larapacruda@gmail.com per eventuali domande.

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PAPPARDELLE DI CAROTE CON CREMA AI CAPPERI

Ingredienti:
Per due persone
4 carote grandi o 6 piccole
1 cucchiaio di olio evo spremuto a freddo
Per la crema:
70 gr di anacardi crudi messi in ammollo per almeno 2 ore
1 cucchiaio di capperi sotto sale
120 ml di acqua filtrata (senza cloro)
Extra (facoltativi):
una manciata di noci di macadamia tagliate al coltello
2 cucchiaini di capperi

Procedimento:
Se le carote sono biologiche, lavatele bene e non togliete la buccia, altrimenti pelatele e iniziate a creare le pappardelle con una mandolina o con il pela patate. Tenete da parte.

Scolate gli anacardi, sciacquateli bene, quindi metteteli in un frullatore. Lavate i capperi aiutandovi con un colino per togliere il sale, quindi aggiungeteli agli anacardi. Infine aggiungete l’acqua e frullate alla massima velocità per 15 secondi.

Mettete le pappardelle di carote in una ciotola capiente, versatevi sopra la crema e mescolate bene. Aggiungete l’olio evo e mescolate nuovamente. Regolate di sale (non dovrebbe essere necessario perché i capperi sono già salati). Aggiungetevi le noci di macadamia tagliate al coltello e i capperi precedentemente lavati e scolati.

BROWNIE CON PATATE DOLCI

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Lo so che non dovrei pubblicare un’altra ricetta con il cioccolato, ma dopo Pasqua è d’obbligo. Se non vi siete mangiati già tutto il cioccolato delle uova, questa ricetta è perfetta per voi. Se lo avete già mangiato tutto perché siete dei super golosi, sono certa che nulla vi fermerà dall’acquistare una tavoletta per provare a fare questa ricetta.

La classica ricetta per “riciclare” il cioccolato delle uova è da sempre il brownie, la torta più golosa e cioccolatosa che ci sia. Come potete immaginare, ne ho fatto una versione più salutare, ma altrettanto buona. Anzi, buonissima!

Vi servono solo quattro ingredienti: il cioccolato dell’uovo di pasqua (se possibile fondente!), i semi di girasole, i semi di lino e…l’ingrediente segreto…le patate dolci! (nome che trovo decisamente più elegante di “batata”, quindi io continuerò a chiamarle patate dolci). Un brownie fuori dagli schemi, ma delizioso, morbido e cremoso: tenuto in frigo poi dà il meglio di se!
Io sono per i dolci non troppo dolci, ma trovo che la dolcezza delle patate dolci e del cioccolato siano sufficienti per rendere questo brownie dolce “al punto giusto”. Nel caso in cui vi piacciano i dolci dolci, potete aggiungere dei datteri o dello sciroppo d’acero/miele in base al vostro gusto. Visto che l’impasto non contiene farine, potete assaggiarlo e renderlo dolce quanto volete. Fate attenzione però a non mangiarlo tutto prima di infornarlo! Mentre lo preparavo ne avrò mangiate almeno 3 cucchiaiate…ma sapete, stavo assaggiando!

Se non avete tempo di fare il brownie potete anche limitarvi a fare una mousse con le sweet potatoes e il cioccolato. Qualche nocciola o noce tostata sopra, extra cioccolato fuso e via. Una bontà.

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Patate dolci vs. patate comuni
La differenza che salta subito all’occhio è che le patate dolci sono arancioni e quelle comuni sono bianche, questo significa che le patate dolci contengono beta carotene (il precursore della vitamina A),  potente antiossidanti e anti-tumorale. Se biologiche, consumatele sempre anche la buccia  (per la torta ho preferito toglierla visto che non volevo che si creasse una crema liscia) perché la maggior parte del beta carotene è contenuto proprio lì.
Le patate dolci, poi, contengono meno carboidrati delle patate bianche e contengono più fibre, importantissime (insieme all’esercizio fisico!) per diminuire i livelli di colesterolo nel sangue (le fibre si “aggrappano” al colesterolo che arriva nell’intestino tramite la bile e se lo portano via con loro…nel wc!).
Inoltre, in media le patate dolci hanno un indice glicemico GI ( misura la velocità con cui gli zuccheri contenuti in un carboidrato vengono assorbiti nel nostro sangue – più alto è l’indice glicemico, peggio è) leggermente più basso delle patate bianche (ho trovato un sacco di valori discordanti sul web se devo essere sincera!). E’ importante però sapere che il modo di cottura influisce sul GI dell’alimento -questo è legato alla gelatinizzazione dei carboidrati-: se le patate dolci sono cotte in forno il GI è molto alto e arriva a circa 94, ma se vengono bollite o cotte al vapore arriva ad essere meno della metà (46). Detto questo, non significa che non dovete più mangiarle cotte al forno, ma semplicemente che se cercate di controllare l’indice glicemico di ciò che consumate (cosa che succede alle persone che hanno il diabete) è meglio consumarle bollite.

BROWNIE CON PATATE DOLCI

600 gr di patate dolci (crude)
150 gr di cioccolato fondente 
50 gr di semi di girasole
30 gr di semi di lino
(4 datteri medjool ammollati in acqua tiepida e privati del nocciolo o 4 cucchiai di sciroppo d’acero – facoltativi)

Sciacquate la patata dolce sotto acqua corrente, pelatela e tagliatela a cubotti di circa 2 cm. Cuocetela al vapore per 20 minuti -dovranno essere morbidissime e non dovranno opporre alcuna resistenza se provate ad infilzarle con una forchetta.

Pre-riscaldate il forno a 180°C e rivestite una teglia rettangolare con della carta da forno (bagnatela prima di modo che prenda la forma della teglia più facilmente).

Frullate i semi di lino in un piccolo frullatore, quindi aggiungete i semi di girasole e frullate ancora fino ad ottenere una farina. Tenete da parte.

Fate sciogliere il cioccolato a bagno maria.

Mettete le patate dolci in un robot da cucina (insieme ai datteri o allo sciroppo d’acero se usate uno dei due) e riducetele in una crema liscia e omogenea, aggiungete il cioccolato fuso e azionate nuovamente il robot. Quando l’impasto sarà marrone omogeneo, aggiungete i semi tritati e azionate per l’uliva volta il robot fino a quando non saranno incorporati. Se volete potete aggiungere all’impasto, incorporandoli a mano, ulteriori scaglie di cioccolato o dei pezzi di noci.

(Potete fare tutto anche a mano, schiacciando le patate con uno scaccia patate o con una forchetta, aggiungendo poi il cioccolato fuso e in ultimo i semi tritati.)

Trasferite il composto sulla teglia e livellatelo aiutandovi con una spatola. Infornate per 25 minuti. lasciate intiepidire, trasferite in frigo e spolverizzatela con cacao amaro prima di servirla.